Della serie: ognuno fa il fuoco con la legna che ha. Anche il Cristo, quella volta, obbedì alle logiche di casa: accese il fuoco – un fuoco così consistente da durare tutt’oggi – con la legna ch’era in suo possesso in quell’istante. Essendosi circondato, volutamente circondato, di persone di scarso rilievo sociale, quando gli balenò di accendere il fuoco, non ebbe sotto mano della legna di primissima qualità. Dovette, dunque, accendere il fuoco della Chiesa con la legna di Pietro: lì, oltre all’accensione del fuoco di casa, si trattava di dargli addirittura le chiavi di casa, perchè il fuoco venisse continuamente tenuto in vita. E anche le chiavi, quella volta, Cristo le affidò al grande pescatore di Galilea: «A te darò le chiavi del regno dei cieli» (Mt 16,19). Nessun uomo è mai così ingenuo da lasciare le chiavi di casa in mano al primo che passa: il semplice fatto di affidarle, però, arrecherà nel cuore di chi le riceve più grattacapi che onori. D’allora, niente più sarà come prima: l’unica prospettiva concessa resterà lo sguardo di Cristo. Mai, come quando ricevi la chiave di casa da qualcuno, misuri l’importanza della tua vita, della tua libertà. Dell’amore che il padrone di casa nutre per te. Da allora, il tempo, tempo che modifica tutto ciò che trova, non ha modificato nulla. La sorte della Chiesa poggia ancora oggi sulla pietra molle di un uomo solo. Parafrasando il radiocronista Mario Ferretti quando commentava le imprese di Fausto Coppi, sono parole che varrebbero anche con Pietro: «Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste: il suo nome è Fausto Coppi». Nella Chiesa c’è un uomo solo al comando, la sua veste è bianca: il suo nome è Pietro.

Dodici anni sono passati da quel giorno in cui, al soglio di Pietro, è salito il pescatore di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio. Anche lui, come è ovvio, sta facendo il fuoco con la legna che ha: del carattere, del pensiero, della visione e della spiritualità. Si differenzia dagli altri Papi prima di lui, com’è ovvio che ogni Papa si differenzi dai suoi precedessori e dai suoi successori: Dio, da parte sua, non ama i vestiti pret-a-porter, necessita di abiti su misura. Essere differenti non è, però, essere divergenti: uno accelera quello dopo frena, uno spingerà la sua Chiesa più fuori, l’altro la ritirerà nel deserto per sussurrarle al cuore. Uno sarà più guardingo, l’altro più esploratore: costruire e mantenere in ordine la Chiesa, per Cristo, rimane un affare di cuore e il cuore, lo si sa, alterna la sistole con la diastole, la contrazione del muscolo con il rilasciamento del muscolo. Vicinanza e distinzione, centro e borgata, Betlemme e Gerusalemme. A dividere la Chiesa ci pensa Satana: “Io sono di Ratzinger, io sono di Woityla, io sono di Bergoglio, io di Montini”. Lurido com’è, vuole cancellare per sempre dalla nostra memoria l’ombra di Pietro: gli Atti degli Apostoli narrano che Pietro guariva i malati con la sua ombra, non toccandoli. L’ombra, però, si forma dal corpo di Pietro illuminato dalla luce di Cristo: il Papa è l’ombra di Cristo, qualunque nome di battesimo gli sia stato attribuito alla nascita. L’ombra di Pietro è rimando alla luce di Cristo. E Pietro – è affare di Cristo – viaggia ad un’altezza superiore alla nostra: da lassù, dunque, vede più lontano. Segna più lontano, dunque invita a prendere il largo invece che piangere sulle reti vuote. Pietro deve additare: è nato per far questo.

Le preghiere per il Papa, per il Papa Francesco, in questi giorni, si colgono come grappoli d’uva in autunno. A pregare, anzitutto, è Giuda, il buon ladrone, Zaccheo, Maddalena. Prostitute, bagasce, miserabili. Orazioni che si innalzano come incenso dalle galere, bordelli, asili notturni. Suoi intercessori, scriverebbe Steinbeck, sono «”bagasce, ruffiani, giocatori e figli di mala femmina”, intendeva dire tutti quanti» (Vicolo Cannery). Soltanto un folle, nell’attimo in cui Pietro soffre, potrà sottrarsi dal pregare per lui. Senza Pietro, infatti, nessuno riuscirà a garantirci ciò che in natura è contraddittorio: un posto al sole (di Cristo), preferibilmente all’ombra (di Pietro). Nella figura di Pietro, la Grazia trascende persino la natura. Più di così.

(da Il Sussidiario, 13 marzo 2025)

Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.
Si levò allora il sommo sacerdote con tutti quelli della sua parte, cioè la setta dei sadducei, pieni di gelosia, e, presi gli apostoli, li gettarono nella prigione pubblica. Ma, durante la notte, un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse fuori e disse: «Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita». Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.
Quando arrivò il sommo sacerdote con quelli della sua parte, convocarono il sinedrio, cioè tutto il senato dei figli d’Israele; mandarono quindi a prelevare gli apostoli nella prigione. Ma gli inservienti, giunti sul posto, non li trovarono nel carcere e tornarono a riferire: «Abbiamo trovato la prigione scrupolosamente sbarrata e le guardie che stavano davanti alle porte, ma, quando abbiamo aperto, non vi abbiamo trovato nessuno». Udite queste parole, il comandante delle guardie del tempio e i capi dei sacerdoti si domandavano perplessi a loro riguardo che cosa fosse successo. In quel momento arrivò un tale a riferire loro: «Ecco, gli uomini che avete messo in carcere si trovano nel tempio a insegnare al popolo» (Atti degli Apostoli 5,5-25).

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